Assenzio: la Fée Verte

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“L’assenzio ha il potere dei maghi, può cancellare o rimuovere il passato ed annullare o predire il futuro…”

 

…così afferma il poeta inglese Ernest Dowson

Ma cos’è questa bevanda avvolta da sempre da un alone di mistero?

E’ un distillato ad alta gradazione alcolica il cui aroma ricorda quello dell’anice. Deriva da una pianta denominata Artemisia Absinthum. E’ un arbusto di colore verde-argentato. Fa parte della famiglia delle Artemisie. Ma l’assenzio  è conosciuto anche col nome di “Absinthe”. E’ un liquore che si ottiene  distillando oltre all’artemisia altre erbe officinali come anice verde, issopo, finocchio, coriandolo e melissa. Contiene una sostanza il “thujone” che sarebbe un terpene con  blande proprietà  psicotrope. Per produrre effetti devastanti dovrebbe essere consumato in grandi quantità. Falsamente demonizzato nel secolo scorso perche responsabile di produrre effetti allucinogeni.

fata assenzioNasce sul finire del ‘700 e, precisamente, nel 1792 quando un medico francese Pierre Ordinaire, fuggito dalla Francia durante la rivoluzione francese e rifugiatosi  in Svizzera  s’inventò una soluzione alcolica a base di assenzio. Successivamente  la Distilleria Pernod, venne in possesso della ricetta, e così  si iniziò a commercializzare il distillato
Dapprima in Francia poi  Inghilterra e resto d’Europa, per arrivare nel resto del mondo.

Ebbe la sua massima diffusione durante l’800.
A seguito della rivoluzione industriale, gli operai per dimenticare il logorio dei ritmi stressanti del lavoro e gli ambienti malsani in cui si trovano a vivere. così come  gli artisti che erano degli emarginati perché considerati dei perditempo, divennero i principali consumatori di assenzio..
In Francia soprattutto riscontrò un grande favore di pubblico anche perché aveva costi contenuti. I produttori di vino allora disperati si allearono con il “Movimento per la temperanza”per conferire una cattiva reputazione all’assenzio asserendo che era una droga e provocava stati di allucinazioni con conseguenze pericolose sulla società.
E’ anche vero che, alcuni produttori  di liquori senza scrupoli poiché all’epoca non esistevano dei controlli legali su  quello che poteva essere utilizzato o meno nel confezionamento delle bevande alcoliche, usarono delle sostanze  anche tossiche come il metanolo o il tricloruro di antimonio per simulare il naturale colore verde. Si ebbero così casi di morte e di forti intossicazioni. Da allora l’assenzio venne demonizzato e  proibito per quasi tutto il ‘900. Quindi principalmente i motivi che indussero al proibizionismo furono di ordine economico.

Era la bevanda preferita soprattutto degli artisti…

…che, bevendolo, traevano ispirazione per la creazione delle loro opere  letterarie  come  i “poetès  mauditsVerlaine, Rimbaud.Baudelaire,  o immortalandolo nelle loro opere come accadde per Degas che dipinse una delle sue opere più belle  “L’absinthe” ambientata nel “Café de la Nouvelle Athènes”. Place Pigalle, Parigi ed esposta al Musèe d’Orsay.  o  quella rappresentata da Picasso  ne “La bevitrice d’assenzio”.
Ma anche in Inghilterra fu largamente utilizzato ed osannato come lo stesso Oscar Wilde afferma:
Un bicchiere d’assenzio non c’è nulla di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra un bicchiere d’assenzio e un  tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere
cose mostruosamente crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose  che volete cose strane e meravigliose

La sua particolare colorazione verde lo fregiò dell’appellativo  di “Fée Verte “,  la Fata Verde.

Per  gli artisti soprattutto era come una sorta di “musa” ispiratrice e una panacea contro la paura, la solitudine..Fu espressione di una vita in bilico tra genio e follia, disperazione e “mal vivre”  espressione del più decadente spleen “baudelaireiano” e della dissoluzione “bohemienne” . Un inno contro le convenzioni dei parvenus  borghesi.

Essere bevitori d’assenzio era anche espressione  di una filosofia di vita!

Dopo essere stato proibito  per molto tempo negli anni ’90 torna ad essere di moda ed a porre l’attenzione su di sé.

A tal proposito sono stati scritti anche dei libri tra cui “La Fata Verde” scritto da Alex Panigoda o viene  citato in pellicole cinematografiche del calibro di “Dracula” di F.F.Coppola  lo ritroviamo nella note battute
“ .Afrodisiaco dell’Io” e “La Fatina verde che vive in assenzio  vuole la vostra anima” . Ed ancora, in “La vera storia di Jack Lo Squartatore” dove  l’investigatore  Fred Abberline, interpretato da Jhonny Depp, ricorre all’assenzio per avere delle visioni oniriche  che lo portano a ritrovare il serial killer. Sembra proprio che lo stesso Depp dopo questo film sia diventato davvero un bevitore d’assenzio.

L’assenzio è comunque un liquore molto forte con una gradazione alcolica molto alta tra i 65° ed i 75° necessaria per fissare meglio la clorofilla ed a mantenere il naturale colore verde.
Per la sua degustazione  ci si attiene ad un procedimento specifico:

Absinthe cucchiaio

Absinthe cucchiaio

L’assenzio, a temperatura ambiente, viene versato in piccoli calici con una linea di livello che serve a versare la giusta dose  di assenzio. Poi sul bordo si appoggia uno speciale cucchiaio “traforato” su cui  si mette una zolletta di zucchero e si versa lentamente  dell’acqua fresca ma non troppo fredda , in rapporto da 3:1 o da 5:1, in modo che si sciolga lo zucchero.

Leggenda Thujone

La leggenda dell’assenzio è ancora oggi resa intrigante proprio da quanto si narra circa il tujone peraltro uno dei tantissimi oli essenziali presenti.

Studi condotti negli anni ’70 hanno portato (probabilmente in modo erroneo) a considerare il tujone (e i suoi effetti) simili a quelli del THC della cannabis solo perché le due molecole avevano una disposizione spaziale molto simile.

Il tujone in verità è un terpene presente in diverse piante come le artemisie (tra cui l’artemisia absinthium, ma anche il genepì, ovvero l’artemisia glacialis) e le salvie (anche la salvia officinalis usata in cucina). Il suo profumo è molto simile a quello del mentolo e lo troviamo tra gli eccipienti del farmaco da banco Vicks Vaporub. Ad alti dosaggi, il tujone ha effetti devastanti sul sistema nervoso: difficile è definire quali siano questi “alti dosaggi”. Gli esperimenti scientifici descrivevano che bastava un grammo di tujone iniettato in vena ad una cavia di laboratorio per portare l’animale al delirium tremens; talvolta, la cavia moriva.

Nell’uomo, il cui peso è notevolmente più grande di quello di una cavia, la forza di resistenza è decisamente superiore: un grammo di tujone iniettato in un porcellino d’India equivarrebbe a 100 grammi per un uomo; non ci sarebbe da meravigliarsi se l’iniezione improvvisa di 100 grammi di tujone in un corpo umano potesse avere come conseguenza disturbi seri o addirittura la morte.

Tuttavia stando ai dati sopra riportati gli assenzi hanno sempre avuto quantità tali di tujone che una persona, per assumerne tali quantità dovrebbe bere un centinaio di litri di assenzio. Va da sé che l’alcool porterebbe a danni gravi ben prima.

Stesso discorso vale per gli altri due oli essenziali condannati a suo tempo: l’anetolo ricavato dall’anice e il fenitolo ricavato dal finocchio.

Da rilevare che non sono mai stati considerati come allucinogeni il vermouth, i liquori di salvia che contengono tujone o un anice, anetolo.

Un noto chimico e biologo americano, Ted Breaux ha passato gli ultimi 11 anni a studiare l’assenzio per capire se veramente fosse quel veleno che le leggende narrano. Egli estrasse con una siringa l’assenzio da antiche bottiglie del XIX secolo arrivate intatte fino ai nostri giorni e le analizzò. I risultati furono stupefacenti: gran parte degli assenzi d’epoca avevano tujone che andava dai 5 ai 9 mg/kg, e solo qualcuno sfiorava i 20–30 mg/kg. Considerando che le normative CEE permettono un limite massimo di 35 mg/kg di tujone, gran parte degli assenzi storici sarebbe tuttora legale da questo punto di vista. (fonte Wikipedia)

Altre fonti (imagini): guide supereva

 

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Adriana Spitaleri

Sono un’aspirante cake designer e per questo frequento dei corsi di specializzazione. Ho un’innata passione per la pasticceria ed il buon cibo. Sono quasi totalmente autodidatta ed ho sicuramente ancora tantissime cose da imparare ma l’impegno e l’entusiasmo non mancano! Da sempre mi piace realizzare dolci di ogni tipo e sperimentare tecniche di decorazione sempre diverse. Mi piace viaggiare e leggere e questo mi permette di approfondire gli argomenti di mio interesse tra cui la storia e le origini del cibo. E’ un mondo misterioso ed affascinante che ognuno di noi dovrebbe conoscere!

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